Cartina itinerario in fondo ai commenti.
Copyright
CDE, Fondo Laghetti alpini della Svizzera italiana
donazione Banca del Gottardo
Commento in Italiano
Una voce scende e sale
Una gita, questa, che è accompagnata, quando in alto le nevi si sciolgono o dopo prolungate piogge, dalla voce dell’acqua che mormora, parla, canta e sale (e poi scende) insieme con l’escursionista che può ammirare, lungo il cammino, anche i colori di questa voce che mormora, parla e canta: il verde intenso, l’azzurro brillante, il bianco spumeggiante e tutte le tonalità che, diluite dalla luce nella trasparenza, formano una tavolozza che varia con il mutare del paesaggio e si fa, di volta in volta, dolce o vivace, tenue o impetuosa nelle sue tinte, in cui il sole e l’ombra collaborano o sono in concorrenza (e si può addirittura pensare, di fronte a tale ruscellante abbondanza, che la corrente costituisca, qui, un’energia in grado di vivificare i contrasti più accentuati e le sfumature più sottili anche nel terreno non toccato, direttamente, dal suo scorrere: come se questa corrente, diventata un’amalgama penetrante, ritornasse, divisa in tante vernici già asciutte, alla superficie molti metri lontano e, zolla ocracea o pietra muscosa, vi restasse in attesa di nuovamente trasformarsi in spruzzo o in gorgo).
Le cascate, attorno, striano il verde dei pascoli senza spezzarlo e rendono più morbido il grigio del granito che serve da fondale e da contorno, creando pozzi raggiunti solo dalla voglia di immergersi nella loro immobile purezza, antica come il mondo.
I monti che si incontrano (come quelli di Montada: un nome imposto dalle obbligate fatiche di un tempo) sono abbandonati o abitati solo dalle capre e si ha quindi l’impressione che questa sia una valle riservata unicamente all’acqua che può permettersi giochi complicati come arabeschi: saltare, scivolare, sfiorare, deviare, confluire e dividersi in una varietà di correnti che fanno a gara per mostrarsi, qui, più rapide e, là più ampie.
Si è completamente circondati, a un certo punto del percorso, dai torrenti e la sensazione è davvero indimenticabile: come se le loro acque, uscite, tutte assieme, dall’oscurità scavata dall’inverno sotto i massi, volessero isolare, difendendola, la meta; ma poi il liquido cerchio si apre e il panorama, quasi avesse aspettato questo momento per cominciare lo spettacolo, magicamente si allarga e si riempie.
Si giunge all’Alpe dell’Efra (e pare di essere, come su ogni alpe, più in alto della vera quota) e, tra rivi e rose alpine, si va verso la cascata di verde scurito.
Una conca, fatta su misura, lo accoglie sotto la cima di Gagnone, dalla quale l’acqua vien giù in rivoli che sembrano le vene del sasso. Il laghetto, addossato alla montagna, ha poco sole (ecco perché la neve ha una parte anche estiva nel quadro), ma, quando il sole vi arriva, è una festa e si può credere, allora, che pure i larici siano in fiore. Ed è strano veder la riva, a sud, aspra e cupa e quella a nord, invece, chiara e socievole: un curioso sovvertimento di attributi che rendontradizionalmente ostile il settentrione e amico il meridione.
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CDE, Fondo Laghetti alpini della Svizzera italiana
donazione Banca del Gottardo
Commento in Italiano
Una voce scende e sale
Una gita, questa, che è accompagnata, quando in alto le nevi si sciolgono o dopo prolungate piogge, dalla voce dell’acqua che mormora, parla, canta e sale (e poi scende) insieme con l’escursionista che può ammirare, lungo il cammino, anche i colori di questa voce che mormora, parla e canta: il verde intenso, l’azzurro brillante, il bianco spumeggiante e tutte le tonalità che, diluite dalla luce nella trasparenza, formano una tavolozza che varia con il mutare del paesaggio e si fa, di volta in volta, dolce o vivace, tenue o impetuosa nelle sue tinte, in cui il sole e l’ombra collaborano o sono in concorrenza (e si può addirittura pensare, di fronte a tale ruscellante abbondanza, che la corrente costituisca, qui, un’energia in grado di vivificare i contrasti più accentuati e le sfumature più sottili anche nel terreno non toccato, direttamente, dal suo scorrere: come se questa corrente, diventata un’amalgama penetrante, ritornasse, divisa in tante vernici già asciutte, alla superficie molti metri lontano e, zolla ocracea o pietra muscosa, vi restasse in attesa di nuovamente trasformarsi in spruzzo o in gorgo).
Le cascate, attorno, striano il verde dei pascoli senza spezzarlo e rendono più morbido il grigio del granito che serve da fondale e da contorno, creando pozzi raggiunti solo dalla voglia di immergersi nella loro immobile purezza, antica come il mondo.
I monti che si incontrano (come quelli di Montada: un nome imposto dalle obbligate fatiche di un tempo) sono abbandonati o abitati solo dalle capre e si ha quindi l’impressione che questa sia una valle riservata unicamente all’acqua che può permettersi giochi complicati come arabeschi: saltare, scivolare, sfiorare, deviare, confluire e dividersi in una varietà di correnti che fanno a gara per mostrarsi, qui, più rapide e, là più ampie.
Si è completamente circondati, a un certo punto del percorso, dai torrenti e la sensazione è davvero indimenticabile: come se le loro acque, uscite, tutte assieme, dall’oscurità scavata dall’inverno sotto i massi, volessero isolare, difendendola, la meta; ma poi il liquido cerchio si apre e il panorama, quasi avesse aspettato questo momento per cominciare lo spettacolo, magicamente si allarga e si riempie.
Si giunge all’Alpe dell’Efra (e pare di essere, come su ogni alpe, più in alto della vera quota) e, tra rivi e rose alpine, si va verso la cascata di verde scurito.
Una conca, fatta su misura, lo accoglie sotto la cima di Gagnone, dalla quale l’acqua vien giù in rivoli che sembrano le vene del sasso. Il laghetto, addossato alla montagna, ha poco sole (ecco perché la neve ha una parte anche estiva nel quadro), ma, quando il sole vi arriva, è una festa e si può credere, allora, che pure i larici siano in fiore. Ed è strano veder la riva, a sud, aspra e cupa e quella a nord, invece, chiara e socievole: un curioso sovvertimento di attributi che rendontradizionalmente ostile il settentrione e amico il meridione.
Commento in Francese
Une voix descend et monte
Voici une excursion qui s’accompagne, alors que dans les hauteurs fondent les neiges ou après de longues pluies, de la voix de l’eau qui murmure, qui parle, qui chante et qui monte (et puis descend) avec le promeneur.
Celui-ci peut admirer, au cours de son cheminement, les couleurs de cette voix qui murmure, qui parle et qui chante: le vert intense, l’azur brillant, le blanc mousseux et toutes les tonalités qui, diluées par une lumière en transparence, forment une palette qui varie avec le paysage, se faisant tour à tour douce ou vive, tendre ou impétueuse dans ses teintes, où ombre et soleil s’associent ou rivalisent. (On pourrait même penser, face à un tel ruissellement d’abondance, que le courant constitue ici une énergie qui sait vivifier les contrastes les plus marqués et les nuances les plus subtiles, même dans le terrain que son cours n’a pas touché directement: comme si ce courant, devenu amalgame pénétrant, retournait à sa surface plusieurs mètres plus loin, partagé en mille couleurs déjà sèches pour y attendre, écueil ocre ou pierre moussue, de se transformer en cascade ou en gouffre).
Les cascades, tout autour, strient la verdure des pâturages sans le briser et adoucissent le gris des granits environnants, en créant des puits que n’atteignent que l’envie de s’immerger dans leur pureté, immobile et vieille comme le monde.Les alpages que l’on rencontre (comme ceux de Montada: un nom né des difficultés qu’ils imposaient autrefois) sont abandonnés ou ne sont habités que par des chèvres. On a dès lors l’impression que cette vallée est réservée exclusivement à l’eau qui peut ainsi se permettre des jeux compliqués comme des arabesques: sauter, glisser, effleurer, dévier, confluer et se partager en une variété de courants qui rivalisent pour apparaître, ici plus rapides, là plus amples.
A un certain point du parcours, le promeneur est complètement entouré par les torrents et la sensation est vraiment inoubliable: comme si leurs eaux, jaillies, toutes ensemble, de l’obscurité que l’hiver a creusée sous les rochers, voulaient isoler et défendre l’arrivée: alors le cercle liquide s’ouvre et, comme s’il avait attendu ce moment pour commencer le spectacle, le panorama s’élargit magiquement et se remplit.
L’excursion conduit à l’Alpe dell’Efra (qui, comme tous les autres alpages, donne l’impression d’être plus en altitude qu’on ne l’est en réalité) puis, entre les rivages et les rhododendrons, à la cascade qui jaillit, telle un jet d’ivoire, du lac plein de bleu pressé et de vert obscurci.
Une cuvette faite sur mesure l’accueille sous la Cima di Gagnone, d’où l’eau descend en ruisselets qui miment les veines de la pierre.
Adossé à la montagne, ce lac est peu ensoleillé (voilà pourquoi la neige joue aussi un rôle estival dans ce tableau) mais, lorsque le soleil y parvient, c’est la fête: on peut alors croire que même les mélèzes sont en fleurs. Il est étrange de voir la rive dure et sombre au sud, claire et douce au nord: curieux renversements des caractéristiques qui, traditionnellement, rendent hostile le nord, et aimable le sud.
Une voix descend et monte
Voici une excursion qui s’accompagne, alors que dans les hauteurs fondent les neiges ou après de longues pluies, de la voix de l’eau qui murmure, qui parle, qui chante et qui monte (et puis descend) avec le promeneur.
Celui-ci peut admirer, au cours de son cheminement, les couleurs de cette voix qui murmure, qui parle et qui chante: le vert intense, l’azur brillant, le blanc mousseux et toutes les tonalités qui, diluées par une lumière en transparence, forment une palette qui varie avec le paysage, se faisant tour à tour douce ou vive, tendre ou impétueuse dans ses teintes, où ombre et soleil s’associent ou rivalisent. (On pourrait même penser, face à un tel ruissellement d’abondance, que le courant constitue ici une énergie qui sait vivifier les contrastes les plus marqués et les nuances les plus subtiles, même dans le terrain que son cours n’a pas touché directement: comme si ce courant, devenu amalgame pénétrant, retournait à sa surface plusieurs mètres plus loin, partagé en mille couleurs déjà sèches pour y attendre, écueil ocre ou pierre moussue, de se transformer en cascade ou en gouffre).
Les cascades, tout autour, strient la verdure des pâturages sans le briser et adoucissent le gris des granits environnants, en créant des puits que n’atteignent que l’envie de s’immerger dans leur pureté, immobile et vieille comme le monde.Les alpages que l’on rencontre (comme ceux de Montada: un nom né des difficultés qu’ils imposaient autrefois) sont abandonnés ou ne sont habités que par des chèvres. On a dès lors l’impression que cette vallée est réservée exclusivement à l’eau qui peut ainsi se permettre des jeux compliqués comme des arabesques: sauter, glisser, effleurer, dévier, confluer et se partager en une variété de courants qui rivalisent pour apparaître, ici plus rapides, là plus amples.
A un certain point du parcours, le promeneur est complètement entouré par les torrents et la sensation est vraiment inoubliable: comme si leurs eaux, jaillies, toutes ensemble, de l’obscurité que l’hiver a creusée sous les rochers, voulaient isoler et défendre l’arrivée: alors le cercle liquide s’ouvre et, comme s’il avait attendu ce moment pour commencer le spectacle, le panorama s’élargit magiquement et se remplit.
L’excursion conduit à l’Alpe dell’Efra (qui, comme tous les autres alpages, donne l’impression d’être plus en altitude qu’on ne l’est en réalité) puis, entre les rivages et les rhododendrons, à la cascade qui jaillit, telle un jet d’ivoire, du lac plein de bleu pressé et de vert obscurci.
Une cuvette faite sur mesure l’accueille sous la Cima di Gagnone, d’où l’eau descend en ruisselets qui miment les veines de la pierre.
Adossé à la montagne, ce lac est peu ensoleillé (voilà pourquoi la neige joue aussi un rôle estival dans ce tableau) mais, lorsque le soleil y parvient, c’est la fête: on peut alors croire que même les mélèzes sont en fleurs. Il est étrange de voir la rive dure et sombre au sud, claire et douce au nord: curieux renversements des caractéristiques qui, traditionnellement, rendent hostile le nord, et aimable le sud.
Commento in Tedesco
Eine Stimme kommt und geht
Wenn oben in den Höhen der Schnee schmilzt oder nach längeren Regenfällen sich das Wasser am Wegrand entlang einen Weg den Berg hinunter sucht, ist eine Wanderung im Efra-Tal ganz besonders romantisch.
Dann hört man in der Abgeschiedenheit dieser Bergwelt eine Vielfalt von Stimmen, die kommen und gehen, die säuseln und murmeln wie das Wasser und rauschen wie der Wind in den Gräsern. Dazu kommt der Farbenreichtum der Landschaft. Vom Grün der Wiesen über das Perlweiss des Wassers bis zum sich spiegelnden Hellblau des Himmels in all seinen Tönen verändert sich die Landschaft im Gegenlicht zu einer immer neuen Farbenpalette. Eine Farbenpalette, die der Wechsel von Sonne und Schatten zu einem lebendigen Bild verzaubert und je nach Lichteinwirkung, einmal friedlich ruhig und ein andermal erhebend imposant erscheinen lässt. Im Fluss, der sich sprudelnd in die Tiefe ergiesst, gehen alle diese Farben ineinander über und bilden herrliche, schillernde Kontraste. Oft unterbrechen Steinablagerungen und Erderhebungen den Lauf des Baches, so dass er sich immer neu verzweigt, dann wieder zusammenfindet und an ausgetrockneten Tümpeln vorbei seinen Weg bergabwärts sucht.
Ringsherum unterbrechen Wasserfälle mit eiligen Gastspieleinlagen das ruhige Grün der Weiden und umspielen das Grau des Granits, der an die Urzeit erinnert, seit der dieses Spiel mit dem Wasser schon über die Bühne geht.
Die Maiensässe, wie die von Montada, liegen einsam und verlassen da und werden höchstens noch von Ziegen bewohnt. Das erweckt den Anschein, als seien sie nur für das Wasser reserviert, das sich in viele Läufe verteilt, von denen jeder breiter und schneller zu Tal fliessen möchte, als ginge es um einen Wettbewerb: eine Laune der Natur. Während der Wanderung umkreisen wilde Bergbäche den Spaziergänger, als wollten sie ihn daran hindern, sein Ziel zu erreichen und weiterzugehen.
Und tatsächlich bleibt man stehen und geniesst in diesen Augenblicken das herrliche Panorama, das sich ringsherum auftut: es ist, als ob der Berg sich nach der Schneeschmelze geöffnet habe und das frische, kalte Wasser aus seinem Innern hervorsprudeln lasse.
Auf der Alp Efra hat man das Gefühl, höher oben zu sein als in Wirklichkeit. Zwischen Alpenrosen führt der Weg zu einem Wasserfall, der wie ein Elfenbeinstrahl aus dem See mit seiner tiefblauen und dunkelgrünen Wasseroberfläche entspringt. Der Wasserfall ergiesst sich zuerst in eine Mulde unter dem Gipfel des Gagnone, um von dort aus in fein verästelten Silberfäden, ähnlich den Adern grosser Steine, weiter hinabzufallen.
Der Efra-See liegt an einem steilen Abhang und hat wenig Sonne; auch im Sommer kann man Schnee antreffen. Kommt aber die Sonne hinzu, ist das Bild umso schöner und die vielen Lärchenbäume blühen auf und glänzen golden im Sonnenlicht.
Das nördliche Ufer des Sees ist hell und freundlich, während jenes im Süden eher traurig und grau daliegt – ein seltsames Vertauschen der Eigenschaften der Himmelsrichtungen, die ja normalerweise den Norden als hart und den Süden als freundschaftlich betrachten.








